Fine vita, in Campania al via le audizioni in commissione Sanità sulla legge per il suicidio medicalmente assistito. Si continua il 10 e 12 novembre.
In Consiglio regionale della Campania la legge sul fine vita entra nella fase delle audizioni. Le prime si sono tenute oggi in commissione Sanità, sul testo unificato che organizza l’assistenza del Servizio sanitario regionale per l’accesso al suicidio medicalmente assistito, in attuazione delle sentenze della Corte costituzionale. Sono state ascoltate 12 associazioni. Si riprende martedì 10 e giovedì 12 novembre.
Il calendario delle audizioni
«Continueremo con un calendario serrato», annuncia la presidente della commissione, Loredana Raia. Il calendario è stato concordato con il presidente del Consiglio regionale, Massimiliano Manfredi, che ha messo a disposizione l’aula Siani. «L’intendimento è quello di ascoltare tutti i soggetti interessati a portare un contributo alla discussione», spiega Raia. L’obiettivo, aggiunge, è raccogliere pareri e osservazioni «per giungere all’approvazione, in tempi congrui, di questo importante provvedimento».
Il testo Trapanese-Villano
A maggio sono state presentate due proposte quasi identiche. Una porta la firma di Luca Trapanese (M5S), vicepresidente del Consiglio regionale, l’altra di Marco Villano (Pd). I due testi sono poi confluiti in uno solo. La legge non crea un nuovo diritto, perché la materia resta di competenza dello Stato. Serve a stabilire, secondo Raia, «tempi certi, procedure e aspetti organizzativi» per applicare quanto deciso dalla Consulta.
Il riferimento è la sentenza Cappato-Antoniani del 2019, che fissa quattro requisiti per l’accesso. Il primo è la capacità di decidere liberamente. Seguono una patologia irreversibile, sofferenze ritenute intollerabili e la dipendenza da trattamenti di sostegno vitale. Il testo campano affida la verifica a una commissione multidisciplinare in ogni Asl e prevede il parere di un comitato etico. La prestazione è gratuita e i medici conservano la libertà di coscienza. Il paziente va sempre informato sulle cure palliative disponibili.
Il presidente della Regione, Roberto Fico, sostiene il percorso: «È necessario dotarsi di una legge nel solco delle indicazioni della Corte costituzionale».
Le posizioni contrarie
Netto il no della Chiesa. A dicembre 2025, con la nota pastorale «Custodire ogni vita, accompagnare ogni sofferenza», i vescovi campani hanno ribadito la contrarietà all’eutanasia e al suicidio assistito. A livello nazionale il centrodestra contesta che le Regioni possano legiferare su questa materia. Quando la Sardegna approvò la sua legge, il capogruppo di Forza Italia al Senato, Maurizio Gasparri, parlò di «inutile legge-propaganda su una materia che non è di competenza regionale». Il governo ha impugnato davanti alla Consulta sia la legge toscana sia quella sarda.
Le altre Regioni
La Toscana è stata la prima ad approvare una legge, nel 2025. Poi sono arrivate Sardegna, Emilia-Romagna e, il 2 settembre scorso, il Veneto, la prima Regione governata dal centrodestra a dotarsene. Sui ricorsi del governo la Consulta si è pronunciata con la sentenza 204 del dicembre 2025 per la Toscana e la 148 del luglio 2026 per la Sardegna. Ha salvato entrambe le leggi nel loro impianto, ma ha cancellato diverse disposizioni che invadevano le competenze dello Stato.
In Campania ci aveva già provato la scorsa legislatura, con una proposta del consigliere Luigi Abbate arrivata in Aula ma mai diventata legge. In Parlamento una legge nazionale sul fine vita ancora non c’è.

