Un fiume di danaro per incarichi e consulenze al SAN CARLO. Il nuovo sovrintendente Macciardi ascoltato già cinque volte dalla Gdf

D’altronde, l’addio polemico a causa di gravi ingerenze della politica, da parte del sovrintendente e direttore artistico Stéphane Lissner, aveva chiaramente fatto capire quale fosse la condizione della massima istituzione culturale della città di Napoli e l’incontrollata volontà del primo cittadino di mettere le mani nel sistema degli affidamenti. Tutto è avvenuto nel periodo di reggenza, fino alla nomina del nuovo sovrintendente, la cui posizione su quello che ha trovato, davanti alla stessa GdF, rappresenterà un elemento essenziale dell’indagine.

NAPOLI (Gianluigi Guarino) – Gaetano Manfredi si sente invincibile. E dal suo punto di vista torto non ha, in considerazione dell’habitat che gli è stato creato apposta dalla narrazione, se non del tutto farlocca, quantomeno largamente incompleta, da giornali che, per come sono stati impostati nel racconto delle cose di Napoli degli ultimi anni, si sono configurati come strutture di regime. Oltre a quello che rappresenta l’area politica di Manfredi cioè la Repubblica, lo stesso discorso, ha riguardato il Mattino di Caltagirone, il quale evidentemente, considerando scontata la sua rielezione, si tiene buono e caro Manfredi, in funzione della mega operazione edilizia nell’area retrostante al Centro Direzionale, dove i Caltagirone puntano a realizzare affari d’oro.

L’addio polemico di Lissner e l’orgia clientelare di Manfredi

C’è una preoccupazione, soprattutto una, che affligge, però, Gaetano Manfredi: l’inchiesta della Guardia di Finanza di Napoli, incaricata in tal senso dalla Procura presso la Corte dei Conti della Campania, sulla gestione del prestigioso Teatro San Carlo, sulle operazioni clientelari, perché non le possiamo definire diversamente, realizzate nei mesi immediatamente successivi all’addio polemico, alle dimissioni, datate 25 marzo 2025, del vecchio sovrintendente francese Stéphane Lissner (CLICCA QUI PER GUARDARE IL VIDEO DI SiComunicazione).

Questi, in anticipo rispetto alla conclusione naturale del suo mandato, denunciò chiaramente, con estrema franchezza, quelle che definì “le ingerenze gravi della politica“. Lissner non fece i nomi e i cognomi, ma è del tutto logico che si riferisse alla volontà dell’amministrazione comunale di Napoli di cogestire, di condizionare fortemente l’approccio meritocratico di Lissner, personaggio prestigioso, per tanti anni a capo della Fondazione del Teatro alla Scala di Milano e dell’Opéra national de Paris.

In poche parole, l’amministrazione Manfredi ha costretto Lissner a lasciare, ma soprattutto ha dato l’idea, favorendo questo inglorioso sviluppo delle vicende del San Carlo, di costituire un’agenzia dell’arretratezza di stampo feudale, del degrado culturale in quello che dovrebbe essere il fiore all’occhiello della cultura di Napoli e non solo.

Lissner non voleva piegarsi alle scelte e alle indicazioni che gli arrivavano dall’amministrazione e Manfredi di fronte al disagio evidentemente già manifestato da Lissner in camera caritatis non ha fatto marcia indietro, come sarebbe stato buono e giusto fare per evitare che una personalità internazionale come quella del francese lasciasse con una motivazione che suona come un bollo di infamia. Al contrario, famelicamente, Manfredi ha preso in mano le redini della gestione per tutto il periodo che ha separato l’addio del manager transalpino dalla nomina del nuovo sovrintendente e direttore artistico del San Carlo Fulvio Macciardi.

Qualche esempio degli incarichi spendi e spandi del sindaco

Che Lissner si riferisse proprio a Manfredi, lo ha dimostrato lo stesso sindaco di Napoli, nel momento in cui ha aperto il recinto delle consulenze e degli incarichi, di operazioni come quello di Masterclass e impiantando stabilmente soggetti come Kaufmann nel San Carlo, insieme a tanti altri gestori. Lissner non lo avrebbe fatto, mentre Manfredi, intriso di una logica immeritocratica che francamente ci fa anche sorgere qualche dubbio sui modi in cui ha svolto a suo tempo, le sue funzioni di docente e di rettore dell’Università Federico II, sembra aver tarato la sua presenza ingombrante nel San Carlo di Napoli, sull’obiettivo di rafforzare le sue rendite di posizione nella scacchiera di potere napoletano, ma non solo. Lui, le nomine e gli affidamenti, li ha fatti da presidente del Comitato di indirizzo della Fondazione del San Carlo, insieme alla direttrice generale Emmanuela Spedaliere.

L’inchiesta della Guardia di Finanza sul San Carlo

Lissner ha detto quello che ha detto, poi la Guardia di Finanza, incaricata dalla Procura presso la Corte dei Conti della Campania, ha fatto quello che ha fatto: ben cinque interrogatori al nuovo sovrintendente Fulvio Macciardi, ipotizzando una serie di atti non leciti, risalenti al periodo in cui lui non era ancora in carica, da un punto di vista contabile che avrebbero portato a degli sprechi, a un abuso della spesa pubblica, di cui Manfredi e la Spedaliere potrebbero rispondere personalmente in futuro.

Ecco la preoccupazione che percorre il sindaco, il quale, rispetto al San Carlo si è sentito un semidio, al punto da pensare che la levata di scudi di un galantuomo, di uno dei più grandi manager mondiali, sicuramente d’Europa, delle istituzioni culturali gli potesse fare un baffo.

Per quanto riguarda la sua sodale Emmanuela Spedaliere, il suo ufficio del San Carlo è chiuso a chiave da tempo. È andata in pensione, resistendo però fortemente a questa prospettiva, che ha giudicato probabilmente nefasta per le sue giornate, non più connotate dall’ebbrezza del comando e del potere esercitato in un luogo di grande prestigio, tra cene, cenette e ricevimenti, ma in maniera non sempre positiva per le ragioni, che dovrebbero essere necessariamente extrapolitiche di una grande istituzione qual è il Teatro San Carlo di Napoli.

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