Treviso, si finge carabiniere e porta via i gioielli a una 73enne: condannato a sei anni un 45enne di origini napoletane. La pm ne aveva chiesti quattro.
Sei anni di reclusione, due in più di quelli chiesti dall’accusa. È la condanna inflitta oggi, 30 ottobre, dal Tribunale di Treviso a un uomo di 45 anni di origini napoletane, già noto alle forze dell’ordine per reati contro il patrimonio, per il raggiro del finto carabiniere messo in atto ai danni di un’anziana di 73 anni. Il giudice Carlotta Brusegan ha disposto anche l’interdizione dai pubblici uffici per tutta la durata della pena. Il pubblico ministero aveva chiesto quattro anni.
La telefonata del complice
L’episodio risale al 25 maggio scorso, nel quartiere San Pelajo di Treviso. Il raggiro era cominciato con una telefonata: un complice aveva contattato la donna raccontandole di una presunta rapina in una gioielleria della zona e della necessità di verificare la provenienza dei preziosi custoditi in casa. Poco dopo, nell’abitazione si era presentato un uomo che si era qualificato come carabiniere.
La fuga e i passanti
Con il pretesto di un controllo, il falso militare aveva convinto la pensionata a mostrargli gioielli, oggetti in oro e contanti. Approfittando di un momento di distrazione, se ne era impossessato e aveva tentato la fuga. La donna, accortasi del raggiro, aveva cominciato a gridare, attirando l’attenzione di alcuni automobilisti di passaggio, che si erano lanciati all’inseguimento e lo avevano bloccato. L’uomo era riuscito a liberarsi abbandonando parte della refurtiva e a scappare di nuovo a piedi.
L’arresto
La fuga era durata poco. Una volante della polizia, allertata con una chiamata al 113, lo aveva intercettato e arrestato, recuperando il resto dei gioielli. Tra gli oggetti restituiti alla vittima c’era anche un ciondolo d’oro con inciso il nome del padre dell’anziana. Dopo la convalida dell’arresto, il giudice aveva disposto il divieto di dimora in Veneto, e il questore aveva firmato nei suoi confronti un foglio di via dal comune di Treviso.
La sentenza
Il difensore, l’avvocato Nicola De Nadai, aveva chiesto il minimo della pena e il riconoscimento delle attenuanti generiche, ricordando che l’imputato aveva accettato l’acquisizione dell’intero fascicolo d’indagine. Il giudice ha invece deciso per una pena più alta di quella chiesta dalla stessa accusa. Si tratta di una sentenza di primo grado.
La truffa del finto carabiniere è da mesi una delle più diffuse nella Marca trevigiana, dove negli ultimi mesi le forze dell’ordine hanno fermato diversi truffatori arrivati da fuori provincia.

