Napoli, la DIA sequestra beni per 10 milioni a un imprenditore ritenuto vicino al clan Contini: sigilli a 4 immobili, 5 società e al locale di Coroglio.
Beni per circa 10 milioni di euro sono stati sequestrati stamattina a un imprenditore che gli investigatori ritengono legato al clan Contini. Il provvedimento è stato eseguito dal Centro operativo della DIA di Napoli in base al Codice antimafia. Tra i beni sotto sigilli c’è anche la società che gestisce un noto locale di Coroglio, uno dei punti di riferimento della movida napoletana.
Chi ha disposto il sequestro
Il sequestro è stato deciso dal Tribunale di Napoli, sezione Misure di prevenzione, su proposta congiunta del procuratore della Repubblica di Napoli e del direttore della Direzione investigativa antimafia. Non si tratta di un’indagine penale ma di una misura di prevenzione patrimoniale, che colpisce i beni di chi è considerato socialmente pericoloso e non riesce a giustificarne la provenienza.
Il profilo dell’imprenditore
L’uomo, il cui nome non è stato reso noto, è stato condannato in passato per associazione mafiosa. Quelle indagini avevano accertato i suoi rapporti con i clan che negli anni hanno comandato nella zona di piazza Mercato. Secondo la ricostruzione della DIA, dopo un periodo in carcere e la scarcerazione sarebbe entrato in contatto con esponenti di vertice del clan Contini.
Per gli investigatori era anche il gestore di fatto di un noto locale di Coroglio, uno dei principali punti di riferimento della movida cittadina. Il nome del locale non è stato diffuso.
Redditi bassi, patrimonio da milioni
Alla base del provvedimento ci sono gli accertamenti patrimoniali della DIA, che secondo gli inquirenti hanno fatto emergere una consistente sproporzione tra i redditi dichiarati dall’imprenditore e i beni e il denaro che aveva effettivamente a disposizione. Su questa base il tribunale ha fatto scattare i sigilli su 4 unità immobiliari, tra cui immobili di notevole pregio e valore commerciale, su 5 società, compresa quella che gestisce il locale di Coroglio, e su 28 rapporti finanziari. Il valore complessivo è stimato in circa 10 milioni di euro.
Cosa succede ora
Il sequestro non è una confisca definitiva. Per legge il tribunale deve decidere sulla confisca entro un anno e sei mesi da quando l’amministratore giudiziario prende in carico i beni, altrimenti il sequestro perde efficacia; nei casi di indagini complesse o grandi patrimoni il termine può essere prorogato di sei mesi. In questa fase l’imprenditore potrà contestare il provvedimento e dimostrare la provenienza lecita dei beni.
Chi sono i Contini
Il clan Contini è uno dei pilastri dell’Alleanza di Secondigliano, il cartello di camorra di cui fanno parte anche i Licciardi e i Mallardo. Secondo le indagini della Direzione distrettuale antimafia controlla i quartieri di San Giovanniello, Borgo Sant’Antonio Abate, Ferrovia, Vasto-Arenaccia, Stadera-Poggioreale e Rione Amicizia. Nel 2019 il clan era finito al centro di una maxi operazione contro tutta l’Alleanza di Secondigliano: 126 misure cautelari (89 in carcere, 36 ai domiciliari e un divieto di dimora in Campania) e un sequestro di beni in tutta Italia da 130 milioni di euro. Nel giugno 2024 un’altra inchiesta dei carabinieri aveva portato a 11 arresti e acceso i riflettori sull’influenza del clan nella gestione dell’ospedale San Giovanni Bosco.

